a cura di Massimo Franco (PDG D2100)

Nel 1923 il Rotary approda a Milano. I primi contatti tra il Rotary e l’Italia risalgono però a ben cinque anni prima, collocandosi nel tempo nella fase finale della Prima guerra mondiale. Come, infatti, ampiamente documentato dal PDG-2030 Viale[1], gli archivi del Rotary riportano una dettagliata documentazione relativa ai contatti intercorsi fra Biagio Borriello e gli esponenti del Rotary International (allora ancora International Association of Rotary Clubs), prefigurando anzi la possibilità della realizzazione del primo Club Italiano a Napoli. Numerosi erano gli uomini d’affari che avevano interessi nel campo della navigazione e del commercio nella città di Napoli la cui funzione di scalo marittimo privilegiato, per chi arrivava da oltreoceano, la rendevano, agli occhi del Rotary americano, luogo ideale per costituire un club.

Tale possibilità fu a lungo presa in considerazione dalla sede centrale del Rotary, come concretamente perseguibile e forse tale da essere privilegiata rispetto ad ipotesi alternative. Biagio Borriello, armatore, eminente membro del Direttivo della Camera di Commercio di Napoli e Console dei Paesi Bassi, aveva infatti compiuto nell’aprile-maggio del 1918 un viaggio di affari negli USA soggiornando a Seattle, dove si era incontrato con alcuni esponenti dell’organizzazione “Pacific Coast Shipping Interests”[2]. Durante il suo soggiorno in città, su invito del rotariano K.J. Middleton, Borriello aveva partecipato, in qualità di ospite, a diverse conviviali del Club di Seattle e ne era stato profondamente colpito, così come colpito fu dai programmi del Rotary. Poco prima della sua partenza dagli Stati Uniti egli aveva espresso il suo vivo desiderio di vedere l’estensione del sodalizio all’Italia. Il 7 maggio 1918 il segretario del club di Seattle, T.L. Monson, informa Chesley Perry, segretario generale del Rotary International, che Borriello – in visita a Seattle per affari, invitato dal rotariano K.J Middleton in alcune riunioni conviviali del club – impressionato dal ruolo e dai programmi del Rotary, aveva espresso il desiderio di vedere il movimento rotariano esteso anche in Italia.[3]
Il carteggio che ne seguì vede da un lato i massimi esponenti del Rotary centrale (in primis il Presidente Internazionale John Poole, il Segretario Generale Chesley R. Perry ed il Rappresentante del Rotary in Europa Fred Warren Teele) concretamente interessati a realizzare in Italia il primo Club Rotary, dall’altro lato Borriello che, pur entusiasta dell’idea (il 1 agosto 1918 era stato nominato Presidente del Comitato per l’organizzazione del Rotary Club di Napoli e gli erano stati conferiti pieni poteri sulla scelta dei soggetti che avessero potuto aiutarlo nell’impresa), non nascondeva le difficoltà di creare a Napoli una “organizzazione assolutamente nuova e interamente sconosciuta”.[4]

La poca notorietà del Rotary nel mezzogiorno di Italia, unita all’instabilità politica in cui piombò l’Italia nel primo dopoguerra e il raffreddamento dei rapporti fra il Governo statunitense e italiano (a seguito della dottrina Wilson) furono probabilmente alla base dell’iniziale accantonamento del progetto a Napoli. Al settentrione, invece, complice una nutrita comunità anglo-americana, cui sicuramente il nome e gli ideali del Rotary dovevano essere familiari, si creò l’humus propizio perché potesse istituirsi ufficialmente il Rotary Club Milano, come primo Rotary Club in Italia (20 novembre 1923). Fra i più attivi promotori dell’iniziativa c’erano infatti l’ingegnere irlandese Leo Giulio Culleton, lo scozzese James Henderson, vicepresidente della Cucirini Cantoni Coats, l’inglese Reginal Price Mountney, corrispondente finanziario del Manchester Guardian, ed il canadese Wendell Clark, commissario del Governo del Canada[5]. Poco dopo, si affiancarono i club di Trieste (marzo ’24), Genova (novembre ’24), Roma, Torino, Napoli, Palermo e Venezia nel dicembre del 1924.

In particolare, al Sud dopo essere stato a lungo in sospeso, il progetto del Rotary riprese slancio a Napoli. Dopo le prime riunioni informali tenutesi a partire dalla primavera del 1924, il lavoro intrapreso da Biagio Borriello viene portato a compimento da Francesco Bertolini – fratello di Lorenzo Bertolini, uno dei fondatori del club di Torino – e da Pietro Lerario, così il Rotary club di Napoli viene inaugurato e presentato alla città nella prima riunione conviviale che ebbe luogo l’11 dicembre 1924, presso il Bertolini Palace Hotel, alla presenza del Commissario del Rotary International per l’Europa Fred Warren Teele e delle massime autorità cittadine. Presidente del club viene eletto Francesco Bertolini, proprietario dell’omonimo hotel, vicepresidente Giorgio Ascarelli, segretario Pietro Lerario, e nell’occasione viene annunciata l’entrata nel club, come socio onorario, del direttore del Banco di Napoli, Francesco Miraglia. Nel club di Napoli è consistente la presenza americana, a differenza del club di Milano dove il nucleo promotore è per lo più di origine britannica. Sono membri del club del capoluogo partenopeo, i consoli Homer Byington, Harold Daniel Finley e Oward K. Travers, oltre al direttore dell’American Express, Arnot Milne Wilson.

Il primo Distretto dell’Europa continentale viene costituito in Italia: si tratta del distretto 46° costituito da 8 Club e 750 soci. Il 3 febbraio 1925, a distanza di poco più di un anno dalla fondazione del primo Club italiano, quello milanese, presso lo studio notarile Guasti in Piazza Paolo Ferrari a Milano, si svolge la prima riunione costitutiva del Distretto italiano, alla presenza di Chesley Perry, segretario generale del Rotary International e di Fred Teele, commissario per l’Europa. Le trattative per la costituzione di un Distretto italiano risalgono all’estate del 1924 quando i club non avevano ancora raggiunto il numero di cinque, indispensabile per la costituzione di un Distretto. Al primo Distretto italiano aderisce il Rotary Club Napoli presieduto da Francesco Bertolini.

Il Rotary nel Mezzogiorno d’Italia ospitò per lungo tempo solo i Club di Napoli e Palermo, ai quali si aggiunsero, sul finire degli anni Venti, il club di Messina (1928) e nel decennio successivo, Catania (1930) e Bari (1935).

In quel periodo, la posizione del Rotary appare potenziata dalle ottime relazioni che l’associazione intrattiene con Casa Savoia, testimoniate dalla presenza dell’élite aristocratica all’interno dei Club, socio onorario del Club di Napoli, nel 1926, è il duca d’Aosta Emanuele Filiberto.

I vertici del Rotary italiano riuniti nel congresso di Napoli, nel maggio 1929, nominarono Biagio Borriello del Rotary Club Napoli Governatore del Distretto 46. Il governatorato di Borriello (1929-1931), rappresenta un periodo di grande prestigio per il Distretto italiano, soprattutto considerando che coincide con la crisi finanziaria del 1929 che pone in ginocchio l’economia mondiale. Il Distretto 46, nonostante le ripercussioni della crisi anche sul territorio italiano, alla fine del 1931 raggiunge il numero di ben 26 Club con 1.121 soci, a testimonianza del dinamismo rotariano in un ambiente che certamente non si presentava favorevole[6].

Inizia così la storia del Rotary nel Mezzogiorno d’Italia, prima che nel 1938 il Fascismo imponga il “forzato” scioglimento del Rotary: gli ideali rotariani di libertà ed i contatti internazionali fra Club non erano assolutamente ben visti in quel particolare momento politico. Si era nel pieno delle sanzioni economiche che la Società delle Nazioni aveva imposto all’Italia per l’annessione dell’Etiopia e Mussolini aveva già negato il consenso perché a Roma si svolgesse l’Annuale Rotary Convention programmata per il 1941 (la candidatura si sarebbe dovuta presentare a Nizza nel 1936). Solo con lo sbarco degli Alleati in Sicilia si può ricominciare a fare Rotary. Man a mano che gli Alleati risalgono lo Stivale i Sodalizi riprendono le attività: il primo Club a riunirsi fu quello di Messina il 18 marzo 1944). Il Club di Napoli tornò a riunirsi l’8 luglio 1944, nel salone posto a disposizione dalla Banca Commerciale Italiana.

A seguito della ricostruzione del Rotary in Italia, dopo le vicende belliche, nell’ambito della riorganizzazione, il ricostituito Distretto 46 venne nel 1949 ribattezzato 87° Distretto.

E poiché in tutto il Sud i cinque Club pre-bellici non bastano più, dopo poco nacquero, dietro impulso del Rotary Napoli, i Club di Salerno (1949), Potenza (1950), Caserta (1954) e Castellammare di Stabia (1955). Ed ancora, i Rotary Club di Reggio Calabria (1948) e Cosenza (1949), gemmati da Bari, ed i Rotary Club di Trapani (1951) e di Caltanissetta (1951), gemmati da Palermo.

Nel 1955 l’unico Distretto italiano 87 fu diviso in 4 Distretti, territorialmente più piccoli, fra cui quello dell’Italia Meridionale (la cui denominazione è stata nel tempo 93 e 190). Nel 1977 il Distretto 190 viene diviso in due: le regioni del Mezzogiorno continentale (Campania, Basilicata, Calabria e Puglia) divengono il Distretto 210, mentre la Sicilia diviene il Distretto 211. Una successiva divisione amministrativa avviene nel 1991 in seno al 210 Distretto: Campania, Calabria e Territorio di Lauria vanno a formare il 2100 Distretto, mentre dal 1 luglio 1995 i club della Campania, Calabria e Lauria conservano il numero 2100 del Distretto “tirrenico”, mentre i club pugliesi e lucani Puglia (Lauria escluso) formano il Distretto 2120 “ionico-adriatico”.

Nell’anno rotariano 2020-2021 il Distretto 2100 completa il suo percorso con 115 Club e 4.300 soci Rotary e 64 Club e più di 1.000 soci Rotaract. Nella riunione tenuta dal 22 al 25 ottobre 2018 dal Consiglio Centrale del Rotary Internazionale è stato disposto il redistricting del Distretto 2100 a far data dal 1 luglio 2021 in due nuovi Distretti, il 2101 ed il 2102, nei quali vanno a rispettivamente confluire nel primo i Club operanti sul territorio della Regione Campania e nel secondo quelli operanti sul territorio della Regione Calabria, con assorbimento del R.C. Lauria nel Distretto 2120.

Una decisione che certamente non implica la dispersione dello straordinario patrimonio di idee, di condivisione, di profonda amicizia costruito insieme negli anni, un patrimonio che ha consentito al Distretto 2100 di distinguersi nell’opera di supporto al comune territorio, oltre che di illuminata iniziativa di servizio promossa e realizzata anche in ambito internazionale.

 

 

[1] Rotary Italiano, Ordinamento e pratica del Rotary, Collana Storica Rotariana, Distretto 2030 del Rotary International, Genova, 2007.

[2] Lettera di T.L. Monson a C. Perry, 7 maggio 1918, in ARCHIVIO ROTARY, Europe Africa- Office, Historical Files, box 266, f. Naples-Italy, I.

[3] cfr. Giuseppe Viale, The Beginnings of Rotary in Continental Europe, Erredi, Genova 2017, p. 164.

[4] Giuseppe Viale, Primordi del Rotary italiano, Collana Storica Rotariana, Distretto 2030 del Rotary International, Genova, 2009.

[5] cfr: G. Viale, “Primordi del Rotary in Italia”, vol. 5° Collana Storica Rotariana, Genova, 2009.

[6] cfr. Rita Pizzigalli Serrao, C’era una volta il Distretto 46, Rotary Distretto 2041, Milano, p. 72.